A SCUOLA ANCHE A GIUGNO?

Faccio una premessa: mi piace tantissimo il clima di unità e coesione nazionale attorno al premier incaricato Mario Draghi.
Devo ammettere che quando ho letto sui giornali che ci sarebbe la proposta di prolungare la durata di questo anno scolastico, in un primo momento, sono stato entusiasta. Mi sono detto: “Finalmente un’uscita di buon senso. Finalmente qualcuno che ha chiare le priorità”.
Ma poi, riflettendoci bene e parlandone con i miei figli sono tornato sulla mia posizione.
Delle due l’una: o la Dad è stata inutile, e allora abbiamo preso in giro i nostri figli, oppure è stata comunque scuola e allora l’anno scolastico non deve subire variazioni.
Non banalizziamo la fatica a distanza che hanno fatto i ragazzi, non umiliamo la loro attenzione dinanzi alla spiegazione di un prof attraverso la telecamera di un pc o la tensione per un’interrogazione online. Anche loro hanno lavorato, anzi, forse più degli anni scorsi.
Che messaggio gli stiamo dando? A me è bastata vedere la faccia di mio figlio davanti a questa notizia per capire che le semplificazioni non aiutano. Lui, e come lui tanti altri studenti, nonostante le difficoltà ci ha messo e ci sta mettendo tanto impegno.
E nella nostra chiacchierata mi faceva una provocazione che faccio anche a voi: “Cosa succederebbe se dicessimo ai tantissimi dipendenti che nell’ultimo anno hanno lavorato in “smart working” che tutte le ore fatte in “smart” non saranno pagate piene, ma solo a metà?”.
Sarebbe una follia. Come “punire” i nostri figli con un altro mese di scuola dopo un anno difficile come quello che stiamo vivendo.
Non credete?

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