Una gerra da raccontare ai nipoti…

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Mi piacerebbe non pensare al coronavirus, ma non ci riesco.
Sta cambiando tutto.
Ma non voglio avere paura.
Mi piacerebbe avere l’incoscienza del diciottenne che lascia tutto e va negli ospedali Lombardi a fare il volontario. Come feci tanti anni fa per il terremoto in Umbria…
E invece mi ritrovo, padre preoccupato, che prova a trovare la chiave di lettura giusta per questo tempo difficile. Un Benigni che cerca di mostrare che la Vita – nonostante tutto – è bella.
Mi nutro di articoli scientifici di notte per imboccare i figli al mattino.
Voglio solo che non abbiano paura della vita e del futuro.
Voglio solo che anche per loro il futuro sia una speranza e non una minaccia.
La sfida è proprio questa: non temere.
Perché gli altri non sono nemici.
Anche se le mascherine ce lo fanno un po’ credere.
Ed è strano immaginare che in questa guerra, finalmente la generazione che non ha fatto la guerra, è chiamata a ricambiare il favore verso chi ottant’anni fa l’ha toccata con mano, tra bombardamenti e partenze per il fronte…
Si chiama solidarietà intergenerazionale.
Senza i nostri nonni avremmo vissuto vite molto più brutte, adesso tocca a noi migliorare le loro. Anche noi abbiamo la nostra guerra.
La guerra di preservare chi ha fatto la guerra…
Da raccontare ai nipoti, un giorno.

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