Immobili Comune di Roma: un errore strategico metterli in vendita

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Quando ero Presidente delle Acli di Roma ho incontrato in più occasioni Veltroni.

Tutte le volte provavo a chiedergli una sede per le attività della mia Associazione. Eravamo stati sfrattati e pagavamo un affitto parecchio alto: circa 4mila euro al mese, se non ricordo male. Ci occupavamo di immigrati, di lavoratori, di famiglie in difficoltà, di anziani soli e di giovani senza lavoro. Contribuivamo silenziosamente a migliorare la città risolvendo tanti problemi che non ricadevano sulle spalle del Comune e, per anni, lo abbiamo fatto senza alcun contributo o aiuto. Chiedere e ricevere una sede sarebbe stato un aiuto concreto, un riconoscimento al nostro lavoro e la nostra sopravvivenza.

Quando andavi a parlare con un assessore, con un dirigente o con un funzionario, il dialogo era sempre lo stesso e mancava sempre qualcosa.
-“Avete trovato un immobile che vi interessa?”.
-“Non sapremmo dove cercarlo…”
-“Trovatelo e richietedecelo”.
-“Va bene. Ma dove lo trovo? Avete un elenco da consultare?”.
-“No, non abbiamo nessun elenco”.
E tutto finiva lì. Non avevamo nè la forza nè il tempo di girare per Roma nella ricerca di un locale che facesse al caso nostro: quelli del Comune di Roma non sono fosforescenti rispetto agli altri. Sfido chiunque a riconoscerne uno da fuori senza dover fare una visura…

Diventato assessore ho ricevuto decine di richieste da parte di associazioni che fanno il bene silenzioso di questa città senza poter mai dare una risposta positiva o concreta. La risposta che mi davano era sempre la stessa: fagli trovare il locale, poi vediamo cosa si può fare… Nessuna procedura specifica e consolidata.

Adesso capisco come mai.
Il tema degli immobili comunali concessi, affittati o regalati dal Comune di Roma a singoli o ad associazioni è stato per anni un argomento tabù. Non si conosceva quali fossero, non si sapeva a chi fossero stati affidati, figuriamoci se si poteva venire a conoscenza del loro costo… Abbiamo vissuto in una città “drogata” per anni.
Mi spiego meglio.
Chi conosceva, trovava risposte concrete in grado di cambiargli la vita: se ad un ristorante del centro viene fatto pagare un affitto di 200 euro al mese, chiaramente si tratta di una concorrenza sleale nei confronti del ristorante che, sulla stessa via, paga 3/4 mila euro al mese di affitto.
Stessa cosa tra le associazioni. Perché l’associazione Tizio&Caio doveva avere una sede a 100€ al mese (dove faceva attività facendo pagare gli immigrati), quando le altre dovevano trovare soluzioni a prezzo di mercato?
Una città drogata dove gli amministratori che conoscevano la procedura hanno potuto fare regalie e concessioni agli amici loro in cambio di “consenso di lungo periodo”.

Guardate che è grave.
Quante associazioni inutili sono rimaste in piedi perché avevano azzerata la voce più alta di un bilancio associativo e quante, invece, utilissime per la città hanno dovuto chiudere perchè non potevano permettersi i 1.000 euro per una sede?

La vera trasparenza non è sapere che macchina ha il consigliere Sempronio, ma dare ai cittadini la possibilità di accedere tutti alle stesse informazioni, senza discriminazioni. A Roma, questa degli immobili comunali, nonostante non sia un crimine, è stata una delle più grandi truffe perpetrate per anni ai danni dei romani.

In un prossimo articolo parlerò dell’errore strategico del volerli mettere in vendita. Anche in questo caso vince la logica del condono e della pigrizia.

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